
Nella scuola la presenza di bambini stranieri è una realtà quotidiana, una fra le tante difficoltà se il bambino è appena arrivato e non parla l’italiano. Gli insegnanti sanno di dover affrontare i problemi di ogni bambino, in classe ci sono “solo” bambini: è difficile guardare un bambino e vedere uno “straniero”, nei loro occhi puoi vedere gli stessi sentimenti di curiosità, gioia e paura. Molti di loro sono cresciuti a fianco dei figli degli italiani nel loro percorso quotidiano di vita e sono definibili stranieri solo perché la legge non li riconosce italiani anche se nati in Italia. Quando chiedi ai ragazzi cosa vuol dire diventare cittadini per nascita, loro, guidati dal buon senso anziché dallo studio delle regole, in genere rispondono che si è italiani perché nati in Italia e si stupiscono che i loro compagni,figli di stranieri,ma nati e vissuti qui non lo siano. Dal Rapporto Caritas/Migrantes 2010 rileviamo una percentuale degli alunni stranieri a Bologna del 9,6%, in Emilia Romagna del 13,5%, una media nazionale del 7,5%. In Emilia Romagna i bambini nati da madre straniera lo scorso anno sono stati pari al 28% del totale dei nati. Percentuali in crescita che ci mettono di fronte a una società che cambia, dove il concetto di “italiano” e di “straniero” per questi giovani sarà difficilmente applicabile. Di fronte a questi radicali cambiamenti occorre ridisegnare un sistema che, a partire dalla scuola, favorisca la coesione sociale e veda a pieno titolo i giovani figli di stranieri come una risorsa per la nostra collettività. Di certo non si risponde innalzando barriere, a partire dall’introduzione di un tetto del 30% degli “stranieri” nelle classi. Noi, come PD, dobbiamo saper delineare un futuro diverso: costruire politiche che sapendo includere creino solidarietà e crescita civile ed economica. La scuola è pronta a giocare il suo ruolo cruciale con tante buone pratiche già in atto. A Bologna, grazie alle politiche scolastiche di sostegno all’integrazione e al successo formativo degli alunni stranieri fortemente volute da Regione, Provincia e Comune e supportate da tanti progetti promossi da associazioni e fondazioni, tra cui fondamentale è il contributo fornito alle scuole superiori di Bologna e Provincia dal Progetto SeiPiù della Fondazione del Monte, si è creata una rete di collaborazioni fra scuole e associazioni che ha portato all’elaborazione di protocolli di accoglienza in cui vengono previste e messe a sistema le procedure per individuare e rispondere ai bisogni degli studenti stranieri e delle loro famiglie, le esperienze di insegnamento della lingua italiana come lingua seconda, i laboratori didattici per sostenere l’apprendimento e i laboratori interculturali per dare voce e aprire il confronto fra i giovani. La scuola sa come affrontare il problema, occorre dotarla di risorse e personale adeguato in relazione ai bisogni, consapevoli del suo ruolo strategico.